Trasente


Ci sono vittorie che vanno ben oltre il tabellone luminoso, i due punti o il salto di categoria. Ci sono trionfi che si portano dietro il peso dei sacrifici, le notti insonni, le cicatrici della vita e una promessa sussurrata a denti stretti quando intorno c’erano solo macerie. La promozione della Scandone Avellino in Serie B Nazionale, arrivata nella bolgia di Reggio Calabria al termine di una Gara 3 drammatica ed eroica, è il capolavoro sportivo e umano di un uomo solo che ha creduto a questo sogno fino all’ultimo: il presidente Marco Trasente.

Mentre Avellino esplode di gioia, a tracciare la linea di demarcazione tra lo sport e la vita ci pensa Antonella Guacci, Responsabile Organizzazione Eventi del club ma, prima di tutto, moglie del numero uno biancoverde. Le sue parole, affidate a un messaggio colmo d’amore e commozione, fotografano l’essenza di un’impresa che ha il sapore del destino:

Impressionante la tua forza quando sarebbe stato più facile fermarsi e la tua capacità di credere nel sogno anche quando pochi lo facevano. Questa promozione è il frutto del tuo lavoro, della tua abnegazione e dell’amore che hai messo in questo progetto. Oggi raccogli ciò che hai seminato. E non potrei essere più orgogliosa di te.

Un viaggio lungo tre anni: dal fango alla rinascita

Per capire il valore delle lacrime versate ieri sera sul parquet del PalaCalafiore, bisogna riavvolgere il nastro di tre anni. Quando Marco Trasente ha preso in mano le redini della Scandone, il club era poco piĂą di un glorioso ricordo, vilipeso dal fallimento causato dai debiti, dal fango delle categorie inferiori e dallo scetticismo generale. Sarebbe stato facile girarsi dall’altra parte. Sarebbe stato comprensibile, per un imprenditore, fare altre scelte.

Invece, Trasente ha scelto la via del cuore, di quella passione che batte incessante al ritmo di una palla a spicchi che rimbalza sul parquet. Il primo anno è stato quello della semina e della ricostruzione di una credibilitĂ  perduta; il secondo, quel 2025 che tutta Avellino cestistica voleva ieri cancellare, si è chiuso con il dramma sportivo di una finale persa, un boccone amarissimo che avrebbe steso chiunque. Ma non lui. Con un’abnegazione fuori dal comune, il Presidente si è rimboccato le maniche per la terza stagione consecutiva, assemblando una squadra capace di incarnare lo spirito del Lupo: affamata, solida, mai doma.

La notte magica di Reggio Calabria

Il cerchio si è chiuso ieri, domenica 14 giugno 2026, sul campo di una Reggio Calabria caldissima e mai doma. Una Gara 3 vietata ai deboli di cuore, dove la Scandone ha dovuto gettare l’anima oltre l’ostacolo per strappare quel pass per la B Nazionale. Al suono della sirena finale, mentre i tifosi irpini arrivati fin lì facevano tremare le volte del palazzetto, gli occhi del Presidente si sono inumiditi.

Oggi Marco Trasente non ha solo riportato Avellino nel basket che conta (tra l’altro polverizzando i record di spettatori al Del Mauro per una partita di B interregionale). Ha dimostrato che la Scandone, proprio come la fenice, sa risorgere dalle proprie ceneri. Il presidente ha raccolto ciò che ha seminato ed è entrato di diritto nella storia del basket irpino. Da oggi, la B Nazionale ha di nuovo il suo Lupo. E ha il volto rigato di lacrime, ma finalmente soddisfatto, del suo presidente.