
A Faenza arriva un’altra battuta d’arresto: 79-68. I lupi restano a quattro punti in classifica, ma il problema va ben oltre il risultato del PalaCattani. PerchĂ© quello che sta accadendo oggi somiglia terribilmente a quanto giĂ visto dieci mesi fa. E viene da chiedersi se, nel frattempo, si sia davvero imparato qualcosa.
Il recap della partita contro Faenza
Vince la Tema Sinergie, al termine di una partita che ha raccontato ancora una volta luci e ombre di una squadra incapace di trovare continuitĂ e, soprattutto, di dare seguito ai propri momenti migliori. Eppure la partita, almeno per venti minuti, aveva lasciato intravedere qualcosa di diverso. L’avvio è complicato: Faenza prende subito il controllo, sfrutta le iniziative di Stankevicius e Bertetti e approfitta delle difficoltĂ biancoverdi sotto canestro. Il primo quarto si chiude sul 29-17, con i padroni di casa apparentemente in pieno controllo.
Nel secondo periodo arriva la reazione dei lupi. Vecerina e Farias danno energia alla squadra, la difesa aumenta l’intensitĂ e l’attacco ritrova fluiditĂ . Avellino piazza un parziale di 7-0, recupera progressivamente lo svantaggio, raggiunge il 33-33 e riesce persino a mettere la testa avanti con Maresca. All’intervallo il tabellone dice 37-36 per Faenza: partita completamente riaperta.
Ma la ripresa restituisce la fotografia delle difficoltĂ biancoverdi. Nel terzo quarto la squadra di Dell’Imperio perde nuovamente contatto con la partita. Marcucci dĂ impulso alla fuga romagnola, Avellino spreca occasioni favorevoli e perde quella continuitĂ offensiva che aveva caratterizzato il secondo periodo. Il quarto fallo di Vedovato complica ulteriormente le rotazioni e Faenza torna in doppia cifra di vantaggio: 56-45 al trentesimo.
Nell’ultimo periodo Stefanini prova a riaccendere le speranze con una conclusione dall’arco, ma Bertetti e Riva rispondono, mentre il tentativo di rimonta affidato a Vecerina, Stefanini e Jackson non trova lo slancio necessario. Faenza arriva anche sul +17 e gestisce fino al 79-68 finale.
Tra i biancoverdi Jackson chiude con 13 punti, Vecerina ne aggiunge 12, mentre Maresca e Stefanini terminano a quota 9. Da segnalare anche la prestazione di Vedovato, autore di 7 punti, 10 rimbalzi e 4 assist. Numeri che, tuttavia, non bastano a nascondere le difficoltĂ : pesano il 5/11 ai tiri liberi e soprattutto la fatica nel contenere le seconde opportunitĂ degli avversari.
Dieci mesi dopo, siamo ancora qui a dire le stesse cose
C’è un aspetto che rende questa sconfitta ancora piĂą amara: la sensazione di assistere a un film giĂ visto. Dieci mesi fa la Scandone si trovava praticamente nella stessa situazione. Una squadra in difficoltĂ , risultati che non arrivavano, un progetto tecnico che mostrava evidenti crepe e la necessitĂ di intervenire. Allora si decise di mandare via alcuni giocatori e di cambiare allenatore, nella speranza poi concretizzatasi che una scossa potesse rimettere in carreggiata la stagione.
Oggi siamo, più o meno, allo stesso punto. Sono cambiati i protagonisti, sono cambiate le circostanze, ma il copione sembra essere rimasto identico. Le difficoltà si ripresentano e la squadra non riesce a trovare una propria identità . Evidentemente, da quegli errori nessuno ha imparato. O, quantomeno, nessuno è riuscito a trarne le dovute conseguenze.
Grande assente ingiustificato: il direttore sportivo
Ed è proprio qui che emerge una lacuna difficile da ignorare: alla Scandone manca evidentemente un direttore sportivo. Una figura che sappia assumersi la responsabilitĂ delle scelte tecniche, che conosca il mercato e che possa rappresentare un punto di riferimento tra societĂ , allenatore e squadra. Non si tratta di cercare un colpevole a ogni sconfitta, ma di capire chi abbia oggi la responsabilitĂ dell’area sportiva e delle decisioni che riguardano la costruzione del roster. PerchĂ© non si può pensare di affrontare un campionato di questo livello senza una figura che abbia competenze specifiche e un ruolo operativo ben definito.
C’è poi una vicenda che merita inevitabilmente una riflessione: quella di Marques Green. Presentato alla stampa circa due mesi fa, annunciato come una figura importante per il progetto biancoverde, l’ex playmaker della Scandone è ancora negli Stati Uniti. Una situazione che, al di lĂ delle motivazioni e degli eventuali accordi che non conosciamo, lascia inevitabilmente interrogativi. Se una figura viene presentata pubblicamente come parte integrante di un progetto, è legittimo chiedersi quale sia il suo effettivo ruolo operativo, quali siano i tempi del suo inserimento e quale contributo stia dando alla costruzione della squadra (ah si advisor, figura mitologica metĂ boh e metĂ mah). In un momento in cui servirebbero presenza e competenze, anche questa vicenda contribuisce ad alimentare una sensazione di incompiutezza.
Adesso basta rincorrere le emergenze
La classifica dice quattro punti dopo sei giornate. Faenza sale a otto, Avellino resta ferma e domenica 8 novembre, alle 18, arriverĂ Roseto al PalaDelMauro. SarĂ un’altra partita importante, ma sarebbe un errore pensare che tutto si possa risolvere semplicemente vincendo la prossima gara.
La Scandone ha bisogno di decisioni chiare e di una struttura sportiva all’altezza delle ambizioni dichiarate. Non bastano le dichiarazioni d’intenti, non bastano le presentazioni alla stampa e non basta invocare pazienza quando i problemi si ripresentano con una puntualitĂ disarmante. PerchĂ© perdere a Faenza può succedere. Una stagione può prendere una piega complicata. Ma ripetere sistematicamente gli stessi errori è un’altra cosa. La Scandone merita chiarezza, competenza e responsabilitĂ . PerchĂ© il problema non è soltanto perdere una partita. Il problema è avere la sensazione che, ancora una volta, si debba porre rimedio a scelte discutibili in fase di campagna acquisti.
La sensazione di mandare all’aria quello che di buono si è fatto
Per chi tifa Scandone, per gli appassionati che ancora siedono sugli spalti del Paladelmauro, vedere queste prestazioni porta inevitabilmente a dimenticare quanto di buono fatto in questi anni. L’amaro in bocca è tanto e purtroppo questi alti e bassi inevitabilmente rischiano di allontanare gli appassionati che avevano riempito il palazzetto nel finale della scorsa stagione. 20 anni fa, chi scrive oggi avrebbe detto “pochi ma buoni”. Oggi la situazione è differente e ogni sconfitta brucia due volte.
Così l’unica soluzione in grado di cambiare l’inerzia del campionato deficitario di oggi è racchiusa in poche, chiare parole: chi può faccia e chi non può taccia. Noi, dal nostro piccolo angolo, facciamo ciò che sappiamo fare: scriviamo provando ad aprire gli occhi a chi di dovere.