iannicelli


Ci sono storie, nello sport, che non si misurano con i minuti sul parquet, con i punti a referto o con le statistiche stampate sui giornali. Ci sono storie che si scrivono con l’altruismo, con il peso del carisma e con la grandezza d’animo. La straordinaria promozione della Scandone Avellino in Serie B Nazionale, conquistata ieri sul leggendario e infuocato campo di Reggio Calabria, porta impresso il nome di molti eroi in canotta e pantaloncini. Ma c’è una firma, silenziosa e potentissima, che brilla più di tutte: quella del capitano, Andrea Iannicelli.

Definirlo un “capitano non giocatore” per questa stagione, a causa del rigido incastro dei regolamenti e della presenza di troppi atleti over nel roster, sarebbe un errore imperdonabile. Perché Andrea, la sua Gara 3, la sua finale e il suo intero campionato, li ha vissuti e vinti ogni singolo giorno.

Un leader che ha parlato al cuore del gruppo

Non deve essere stato facile. Per chi ha il sangue biancoverde che scorre nelle vene, per chi ha questa maglia cucita addosso, guardare i compagni lottare dalla tribuna è una sofferenza indicibile. Poche presenze tra l’altro inanellando prestazioni di tutto rispetto. Sarebbe stato umano mostrare un pizzico di frustrazione, fare un passo indietro, vivere il sogno a metà. Andrea Iannicelli ha fatto l’esatto contrario.

Ha accettato il suo ruolo con una dignità e un’abnegazione da vero uomo. Pur non potendo spesso quanto avrebbe voluto allacciarsi le scarpe e scendere nella mischia, non ha mai saltato un centimetro di questo cammino. Dagli spalti del PalaDelMauro fino alle trasferte più lontane, la sua voce è stata il sesto uomo in campo. Ha incitato, ha spronato, ha protetto i suoi compagni nei momenti di sbandamento e ha esultato con la foga del tifoso più accanito a ogni canestro. Il suo apporto umano è stato il collante invisibile di un gruppo che, proprio specchiandosi negli occhi del suo capitano, ha trovato la forza di diventare squadra, di incarnare l’essenza del Lupo e di spingersi fino al traguardo più bello.

La commozione negli spogliatoi: il grazie di Coach Dell’Imperio

Il valore immenso di quello che Andrea Iannicelli ha fatto dietro le quinte è emerso in tutta la sua straordinaria potenza nel momento più sacro: quello degli spogliatoi di Reggio Calabria, subito dopo la sirena finale, quando la tensione ha lasciato spazio alla gloria e alle lacrime.

In mezzo alla festa, allo spumante che scorreva a fiumi e alle urla di gioia, il silenzio è calato per un attimo quando ha preso la parola coach Dell’Imperio. Il tecnico biancoverde, visibilmente commosso, ha voluto fermare il tempo per rivolgere il ringraziamento più grande e sentito proprio ad Andrea. Parole di stima profonda, arrivate dritte al cuore, con cui il coach ha voluto sottolineare come la promozione sia stata edificata sulla solidità morale del suo capitano, capace di mettere il “noi” davanti all’ “io” per un anno intero.

Ieri sera, quando la Scandone è salita sul tetto della B Nazionale, la coppa ha avuto solamente un solo padrone. Quando è arrivata tra le mani di Andrea Iannicelli, alzata al cielo con gli occhi lucidi, tutta Avellino ha capito che non esiste trionfo senza un grande leader a guidare la strada. Anche, e soprattutto, quando c’è da soffrire un metro fuori dal campo. Per sempre Capitano.