
Al Pala Tiziano finisce 76-62 per la Virtus, ma il risultato racconta solo in parte la serata biancoverde. Dopo un primo tempo combattuto, un fallo da tre punti di Frattoni apparso inesistente manda in tilt la Scandone: cinque minuti di blackout totale, un parziale di 17-0 e una partita che cambia improvvisamente volto. Gli episodi arbitrali fanno discutere, ma preoccupa soprattutto la reazione della squadra.
Ci sono sconfitte che fanno male per il risultato e altre che lasciano interrogativi ben più profondi. Quella rimediata dalla Scandone Avellino sul parquet della Virtus Roma appartiene alla seconda categoria. Il 76-62 finale premia la formazione capitolina, ancora imbattuta in campionato, ma non restituisce completamente l’immagine di una partita che, fino a un preciso momento del terzo quarto, i biancoverdi erano riusciti a tenere in equilibrio, arrivando persino a mettere la testa avanti. Poi, qualcosa si è rotto. E non soltanto sul piano tecnico. Il problema non è soltanto il fischio discutibile. Il problema è ciò che è successo alla Scandone nei minuti successivi.
Una partita vera, prima del blackout
Per oltre metà gara, Avellino aveva dimostrato di poter competere contro una delle squadre più accreditate del campionato. L’avvio aveva premiato Roma, capace di chiudere il primo quarto sul 24-15 grazie soprattutto all’efficacia offensiva di Rodriguez, autore di 11 punti nella prima frazione. I lupi, tuttavia, non si erano lasciati travolgere e avevano trovato nel secondo periodo le risorse per rientrare in partita.
Jackson aveva dato sostanza all’attacco, Vecerina aveva contribuito alla rimonta e Maresca e Vedovato avevano aiutato a ricucire lo strappo. A tre minuti dall’intervallo, i liberi di Jackson avevano addirittura riportato il punteggio in perfetta parità sul 30-30. Roma era riuscita a riprendere qualche punto di vantaggio prima della pausa lunga, andando negli spogliatoi sul 37-32. Un margine contenuto, che lasciava aperto qualsiasi scenario. La ripresa, poi, aveva alimentato ulteriormente le speranze irpine. Vedovato aveva trovato la via del canestro, Maresca aveva colpito dall’arco e Frattoni aveva firmato il sorpasso. La Scandone era avanti, la partita era ancora tutta da giocare e la sensazione era quella di una squadra capace di mettere in difficoltà i padroni di casa. È in questo momento che arriva l’episodio destinato a cambiare la serata.
Quel fischio e cinque minuti da dimenticare
Il fallo da tre punti contestato a Frattoni rappresenta lo spartiacque della partita. Una decisione che ha lasciato perplessi e che, soprattutto per il momento in cui è arrivata, avrebbe richiesto alla Scandone una risposta immediata sul parquet. È arrivato, invece, l’esatto contrario. Cinque minuti di confusione, nervosismo e smarrimento, nei quali Avellino ha perso completamente il filo della partita. La Virtus ha fiutato il momento di difficoltà e ha fatto ciò che fanno le squadre più solide: ha alzato la pressione, aggredito le linee di passaggio e sfruttato ogni incertezza degli avversari.
Rodriguez è tornato a colpire con continuità, Visintin ha trovato recuperi difensivi e soluzioni offensive, mentre Pullazi e Chiera hanno contribuito ad allargare il divario. Dall’altra parte, la Scandone ha smesso di costruire con lucidità. Le iniziative si sono fatte sempre più complicate, le palle perse hanno alimentato le ripartenze romane e l’attacco biancoverde è rimasto a lungo senza trovare soluzioni efficaci. Il risultato è stato un parziale di 17-0 per la Virtus, all’interno di un terzo quarto che si è concluso sul 60-43. Un margine costruito in pochissimo tempo, sufficiente a trasformare una partita combattuta in una gara da rincorrere disperatamente.
Non si tratta di negare i meriti e le potenzialità tecniche di Roma, che ha saputo leggere il momento e sfruttarlo con grande efficacia. Ma è inevitabile chiedersi come sia stato possibile passare dal sorpasso biancoverde a un crollo di queste proporzioni. La Scandone rimane ferma a quota 2 punti, mentre la Virtus Roma sale a 8 e conserva la propria imbattibilità.
La classifica, a questo punto, non è naturalmente un verdetto definitivo sulla stagione. Ma il campionato ha già mostrato quanto sia sottile il confine tra una partita giocata alla pari e una sconfitta che lascia il segno. La prossima occasione per reagire arriverà domenica 25 ottobre, alle ore 18, quando i biancoverdi torneranno al PalaDelMauro per affrontare la Luiss Roma. Sarà una partita importante, non soltanto per la necessità di tornare a muovere la classifica, ma soprattutto per capire se la squadra avrà saputo fare tesoro di quanto accaduto al Pala Tiziano. Perché nessuno chiede alla Scandone di essere immune dagli errori arbitrali, né di non attraversare momenti difficili. Si chiede, però, di non smarrire la propria identità dopo una decisione contestata.
Se la Scandone vuole dare un senso diverso al proprio campionato, dovrà ripartire proprio da qui: dalla capacità di restare dentro la gara, soprattutto quando tutto sembra andare nella direzione sbagliata. Perché le partite si possono perdere. Quello che non ci si può permettere è smettere di giocarle.