Fulvio

Ci sono notti che non si possono spiegare, ma si possono solo cantare. Per quaranta minuti o per una stagione intera, dando le spalle al parquet per guardare in faccia la propria gente. La Scandone Avellino è tornata in Serie B Nazionale, e mentre la città smaltisce i postumi di una festa attesa tre lunghi anni, a dare voce al popolo biancoverde è chi quel popolo lo guida dal cuore della curva: Fulvio Loffredo, capo degli Only Wolves.

Dopo la sbornia di emozioni di domenica 14 giugno 2026 a Reggio Calabria, Fulvio ha scelto inizialmente la via del silenzio. Un silenzio necessario, quasi sacro:

Per mia scelta ho preferito il silenzio. Giusto qualche ora. Volevo godermi il momento (ed in realtà smaltire anche la stanchezza di una stagione intera)”. Perché guidare una tifoseria, del resto, richiede un sacrificio che va oltre il semplice sostegno: “Non è per niente facile essere freddo in qualsiasi situazione, non vedere le partite, aspettarle così con ansia per poi dare le spalle al campo e cantare senza sosta

La rinascita dalla cenere e dal fango

La promozione di quest’anno cancella in un colpo solo i fantasmi del passato, in particolare quella finale persa nel 2025 che l’ambiente avellinese ha voluto dimenticare in fretta. Quella della Scandone non è una semplice vittoria sportiva; è una resurrezione. La storica e gloriosa società irpina sembrava destinata a rimanere soltanto un nostalgico ricordo nei cassetti della memoria. Invece, si è rialzata.

Il pensiero del capo degli Only Wolves va subito ai suoi ragazzi, a quella nuova generazione di tifosi che non ha fatto in tempo a vivere i fasti della Serie A e dell’Europa, ma che ha saputo stringere i denti quando il palcoscenico era decisamente meno nobile:

Pensavo ai ragazzi, agli Only Wolves. Gente d’irpinia, abituata a patire mancanze e partire per colmarle. Che soddisfazione… Qualche anno fa manco potevano immaginare cosa significasse tifare Scandone, io ed altri più ‘grandi’ l’avevamo già vista su altri palcoscenici, ma loro, loro sono partiti dalla cenere! Dal fango che ogni giorno faticavano a lavarsi da dosso, eppure, oggi siamo qui!

Loffredo fotografa la realtà con la lucidità del giornalista e il cuore dell’ultrà:

LA SCANDONE AVELLINO VINCE IL CAMPIONATO E APPRODA IN B NAZIONALE, ua che titolone! Quella che doveva essere una delle tante società gloriose destinate ad essere soltanto ricordate. Invece no. Si rialza, rinasce, proprio da quelle ceneri!.

Il miracolo sportivo della Scandone porta la firma di una società disposta a tutto pur di vincere e di una squadra che, sul parquet, ha saputo incarnare alla perfezione lo spirito del Lupo. Ma il vero capolavoro è stato sugli spalti di Gara 2. Portare oltre 4.000 tifosi al PalaDelMauro per un campionato di Serie B Interregionale (B2) è un dato che polverizza la categoria.

Analizza Fulvio:

Il richiamo di quello stemma fa tremare la voce a tanta gente mentre canta, compreso me. Ieri abbiamo vinto però. Ieri ha vinto Avellino, quella terra che tutti noi critichiamo, ma che non riusciamo proprio a tenere lontana! Una squadra che ha incarnato l’essenza del Lupo! Una società che avrebbe venduto l’anima pur di vincere. Ieri ha vinto la Scandone, abbiamo vinto tutti.

È il riscatto dell’Irpinia che lavora, si rimbocca le maniche e fa sacrifici in silenzio per poi compattarsi e splendere nei momenti decisivi. La notte del 14 giugno restituisce alla pallacanestro italiana una piazza caldissima e una tifoseria che ha dimostrato una fedeltà d’altri tempi. Il cerchio si chiude, la voce trema ancora, ma l’urlo che si alza dal Del Mauro è una certezza che accompagnerà la B Nazionale: “Perché è proprio vero… MI DIVERTO SOLO SE, VEDO VINCERE IL LUPO!”.