dell'imperio
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Certe notti la storia decide di bussare alla porta e ci sono uomini capaci di prenderla per mano e scriverla. Per la Scandone Avellino, quella notte è arrivata, tingendo il cielo di Reggio Calabria ma anche dell’intera Irpinia di un biancoverde mai così luminoso.

L’uomo della provvidenza ha un nome e un cognome che sembravano già scritti nel destino: Ciro dell’Imperio. È lui il condottiero che ha firmato un’impresa epica, espugnando il caldissimo PalaCalafiore in una drammatica Gara 3 di finale playoff contro la Viola Reggio Calabria (76-84) e regalando ad Avellino il ritorno in Serie B Nazionale. Un trionfo arrivato al termine di una stagione tormentata, complessa, e per questo infinitamente più bella.

La svolta di Natale: da assistente a condottiero

Per capire la portata del capolavoro di Coach dell’Imperio, bisogna riavvolgere il nastro fino a dicembre scorso. La Scandone, partita con ambizioni importanti in Serie B Interregionale, vive giorni di profonda incertezza dopo l’esonero di Titto Carone. La società decide di non cercare salvatori della patria altrove e affida le chiavi della squadra a colui che, dall’estate, curava minuziosamente i dettagli come primo assistente: il trentottenne casertano Ciro dell’Imperio.

Subentrare in corsa su una panchina così pesante, con l’obbligo di vincere, avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Non a lui però. Dell’Imperio si è rimboccato le maniche portando nello spogliatoio una calma olimpica, competenza tattica e una straordinaria empatia con il gruppo. Non ha stravolto, ha valorizzato. Ha compattato la squadra nel silenzio del lavoro quotidiano, affrontando le fisiologiche fluttuazioni della regular season con una sola parola d’ordine: coesione. Ha contribuito all’inserimento delle nuove pedine acquistate dalla società e sotto la sua guida, la Scandone ha chiuso con un record complessivo monstre di 27 vittorie e sole 8 sconfitte, trasformando il PalaDelMauro in un fortino quasi inespugnabile.

I Playoff: la scacchiera del “Capo” e il cuore dei veterani

Se la regular season è stata la semina, i playoff sono stati il dipinto d’autore del coach. È lì che dell’Imperio si è trasformato in un maestro scacchista, gestendo la pressione e le energie fisiche dei suoi ragazzi. Ha saputo toccare le corde emotive giuste di un roster che univa la freschezza dei meno anziani all’esperienza di vecchie volpi del parquet. La non facile gestione di almeno un elemento del roster, se da una parte ha fatto tremare i tifosi, dall’altra ha reso il gruppo ancora più coeso.

La finale contro la Viola Reggio Calabria è stata un’autentica battaglia di nervi e di aggiustamenti tattici. Sotto il cielo infuocato di Reggio Calabria, davanti a oltre 5.500 spettatori, è emerso tutto il lavoro del coach. Nei momenti cruciali di Gara 3, quando la palla pesava una tonnellata, la squadra ha saputo trovare l’allungo decisivo affidandosi ai suoi leader emotivi, sapientemente valorizzati dal piano partita di dell’Imperio: la classe immensa e la gestione del ritmo di Andrea Scanzi (15 punti e autore dell’assist decisivo della staffetta), la solidità sotto canestro di Donda (13 punti), i guizzi di Vitale e Gay, e la leadership silenziosa ma totale del veterano Carlo Cantone.

La forza di dell’Imperio è stata anche questa: riconoscere il proprio ruolo e farsi scorrere addosso alcune intemperanze che per altri coach potevano segnare la fine del rapporto personale che lo ha legato a uomini dal carattere forte come, ad esempio, Flavio Gay. Anche chi scrive aveva dubbi sulla tenuta del gruppo ma Dell’Imperio ha smentito tutti, facendo quello che gli riesce meglio: allenare. E nei ringraziamenti negli spogliatoi a fine partita si è visto tutto questo. Oltre all’emozionato riconoscimento al capitano Andrea Iannicelli, il coach si è congratulato con tutto il gruppo per il traguardo raggiunto. Mettendosi di lato, dando i meriti alla squadra più che a sé stesso, ha dimostrato di possedere la caratteristica principale per fare l’allenatore: l’umiltà e la salda convinzione che senza il gruppo i risultati non si ottengono mai.

Quello che più conta, inoltre, è l’aver migliorato la questione tecnica di una squadra costituita da un pacchetto esterni di grandi tiratori dalla lunga. Anche in gara 2 contro Reggio Calabria, nonostante la sconfitta in casa e una percentuale da tre da minibasket (13%), alla fine la Scandone ha perso solo di 3 punti mentre con quelle percentuali, persino più alte, nel corso della stagione la squadra aveva preso imbarcate imbarazzanti.

L’apoteosi biancoverde

Al suono dell’ultima sirena al PalaCalafiore, mentre i cori dei tifosi irpini scesi in Calabria facevano tremare le volte dell’impianto, l’immagine della vittoria è stato il suo volto carico di gioia. Ciro dell’Imperio, l’architetto di questo miracolo sportivo partito a fari spenti nella notte di Natale, si è lasciato andare all’abbraccio liberatorio del suo staff e dei suoi ragazzi. Non è semplicemente un salto di categoria. È il riscatto di una piazza storica del basket italiano che torna parzialmente dove merita, spinta dalla forza delle idee, dal sudore e dalla leadership di un tecnico che ha dimostrato di essere già un “grande”. Avellino torna a ruggire nella pallacanestro che conta, e sul trono di questa rinascita siede, con pieno merito, Coach Ciro dell’Imperio.