
L’Olympiacos torna da Istanbul con una vittoria preziosa contro l’Anadolu Efes (74-68), ma la sensazione è duplice. Da una parte c’è il peso specifico del risultato, fondamentale per la classifica e per la continuità di un periodo molto positivo; dall’altra rimane l’impressione di una squadra che, ancora una volta, domina per un tempo e poi si complica la vita da sola. Una vittoria da professionisti, sì, ma non una prova pienamente rassicurante.
Un primo tempo di controllo totale
Nel primo tempo l’Olympiacos gioca un basket vicino alla perfezione. Ritmo alto, pallone che viaggia, scelte lucide e una superiorità evidente su entrambi i lati del campo. I biancorossi scappano subito via, costruiscono vantaggi senza forzare e toccano il +17 all’intervallo, segnando 48 punti con percentuali eccellenti e un rapporto assist/palle perse che fotografa bene la qualità della loro esecuzione. La sensazione è quella di una partita già indirizzata, con la squadra turca incapace di reggere l’intensità e la profondità del gioco biancorosso.La gestione delle rotazioni di Bartzokas, nonostante le assenze pesanti, funziona: tutti entrano negli schemi, nessuno forza, Vezenkov è il riferimento offensivo naturale, Walkup orchestra con autorità e Jones garantisce solidità difensiva anche quando spreca troppo dalla lunetta. È l’Olympiacos che “fa paura”, quello che quando trova continuità sembra in grado di schiacciare qualsiasi avversario.
La partita cambia inerzia dopo l’intervallo
Il problema, ormai ricorrente, emerge nel secondo tempo. L’Olympiacos rientra in campo con l’idea – più o meno consapevole – di poter gestire, e l’Efes trova esattamente lo scenario che cercava. Meno ritmo, più contatti, più gioco spezzettato, più iniziative individuali. I greci smettono di muovere la palla come nel primo tempo, si affidano a soluzioni rapide e spesso poco costruite, perdono fluidità e concedono fiducia a un avversario che fino a quel momento sembrava inerme.Il terzo quarto è il manifesto di questa trasformazione: pochi canestri, un solo tiro da tre segnato in tutto il secondo tempo, assist e palle perse che improvvisamente si equivalgono. La squadra turca, pur con limiti evidenti e una stagione ormai compromessa, rientra gradualmente in partita più per demeriti dell’Olympiacos che per reale qualità offensiva.
Quando la gestione diventa un rischio
Qui emerge l’aspetto critico, che viene confermato anche dalle parole di Giorgos Bartzokas nel post partita. Il tecnico biancorosso non nasconde la doppia lettura della serata:
«La vittoria è molto importante ed è questo che teniamo, ma abbiamo giocato molto male nel secondo tempo».
Il tecnico greco sottolinea come in Eurolega, soprattutto in questa fase della stagione, conti prima di tutto il risultato. Egli ammette anche il calo evidente dopo l’intervallo, tra percentuali perse, errori vicino al ferro e una gestione meno lucida delle situazioni.È una valutazione che fotografa bene la serata della squadra del Pireo, capace di costruire un vantaggio ampio e poi di mettersi in difficoltà da sola, accettando un tipo di partita più disordinato e fisico.
Le giocate che salvano la serata
Quando l’Efes arriva a un possesso di distanza, l’Olympiacos ha però il merito di non farsi prendere dal panico. Qui emerge la differenza tra una squadra matura e una squadra in difficoltà. Dorsey ritrova lucidità e attacca con decisione, offrendo quei punti che mancavano da diversi minuti. Walkup si prende la responsabilità del tiro pesante, quando la difesa gli concede spazio, punendola con la tripla che ristabilisce le distanze. Vezenkov, dopo un terzo quarto opaco, rientra con la calma necessaria per sfruttare i mismatch e chiudere definitivamente la partita. Proprio Thomas Walkup sottolinea come la squadra fosse preparata a un rientro dei turchi:
«Sapevamo che avrebbero reagito, è una buona squadra anche se la stagione non sta andando come volevano. Ci aspettavamo pressione nel secondo tempo».
Il play americano evidenzia anche il momento positivo del gruppo, parlando di una squadra «in un ottimo momento di forma», capace sempre di trovare le giocate giuste nei momenti decisivi.
Vittoria pesante, interrogativi aperti
Il successo di Istanbul vale doppio: per la classifica, per il settimo successo nelle ultime otto gare, per una vittoria esterna che mancava da anni su questo campo. La squadra greca conferma di essere una squadra solida, profonda e con leader affidabili. Allo stesso tempo, però, resta aperta la questione della durata del suo miglior basket.Quando gioca con ritmo, ordine e intensità, l’Olympiacos domina. Quando rallenta, si affida al talento e accetta partite spezzettate, rischia di rimettere in piedi avversari inferiori. È un difetto che non ha impedito di vincere in Turchia, ma che contro squadre di fascia più alta potrebbe presentare un conto più salato.
In attesa del salto definitivo
Questa vittoria non va ridimensionata, ma nemmeno idealizzata. È una vittoria “da grande squadra” nella gestione del finale, come ha riconosciuto lo stesso Bartzokas, che ha voluto rimarcare anche l’importanza delle singole giocate risolutive, dal tiro da tre di Walkup al floater di Vezenkov. Ma è anche una partita che conferma come il prossimo passo dei biancorossi debba essere mentale e strutturale: allungare nel tempo la qualità del proprio gioco, senza concedersi pause di autosufficienza e deconcentrazione. Il risultato sorride, la classifica pure. Ora resta da capire se l’Olympiacos riuscirà a trasformare il suo basket “supersonico” da fiammata a condizione stabile. È lì che passa il vero salto di qualità.