Ed ora per la Scandone sono guai seri. SIDIGAS nell’occhio del ciclone

sidigas

Proveremo ad entrare il meno possibile nel merito di vicende giudiziarie che sono ancora in corso di accertamento e che, quindi, meriterebbero il massimo riserbo a tutela sia degli indagati che delle indagini stesse. Ma neppure possiamo far finta di nulla di fronte alle notizie arrivate da Salerno e che coinvolgerebbero ulteriormente SIDIGAS in una sporca faccenda di tangenti per aggiustare sentenze relative a procedimenti tributari. Gli arresti ci sono, inutile negarli. Ed in qualche modo vanno a toccare il nervo già scoperto di tutti i tifosi che a gran voce chiedevano che la proprietà si facesse da parte. Non solo, vanno ad aggiungersi a quanto già gravava su SIDIGAS e che aveva già suscitato grande stupore in città.

Calcio e basket: due faccende diverse

Ma se per il calcio la situazione è più definita (con l’Avellino che sarebbe appetibile grazie alla sostanziale mancanza di debiti) per la Scandone la faccenda significa fallimento alle porte. Nessuno prenderebbe, neppure gratis, una società oberata da alcuni milioni (si dice oltre 10 anche se il dato preciso non è stato ancora possibile accertarlo) di debiti. E stando così le cose, l’unica via sarebbe quella scampata in estate grazie all’intervento di Gianluca Festa o di chi, per lui, mise i primi 20.000 euro per l’iscrizione al campionato.

SIDIGAS Vs Scandone

In questo quadro, la gestione sportiva attuale da parte di Santoli, seppur artificiosamente divisa dalla situazione debitoria, potrebbe andare incontro a difficoltà non previste oltre a quelle, non da poco, già preventivate. Il pentolone che si è scoperchiato, i capi di reato, le accuse, sono pesantissime. In questa partita si gioca molto di più che la sorte di due società sportive e di SIDIGAS, una società che si occupa della distribuzione del gas. Quello che starebbe emergendo è un sistema volto ad accomodare sentenze e un giro di tangenti da fare impallidire molti degli scandali nazionali passati.

La consapevolezza di quanto sta accadendo, però, non deve essere la scusa per non stare vicino ai ragazzi di coach De Gennaro. Ma a questo punto non è neppure possibile farsi illusioni o darne ai tifosi. La situazione è tragica. Che ci piaccia dirlo o no. Quelli che venivano definiti gufi in estate forse erano solo come Cassandra, avevano provato a dire ciò che in cuor loro sapevano. Chi non ce l’ha fatta e non è entrato nel Paladelmauro dopo anni di presenza, chi non si è abbonato pur venendo alle partite, chi si è abbonato con le lacrime agli occhi. Solo profondo rispetto per tutte queste persone che, in modi diverso, hanno mostrato solo il grande disagio causato da questa situazione incresciosa.

Cosa accadrà?

Cosa fare ora? Soluzioni non ce ne sono. La gestione sportiva probabilmente continuerà con le risorse portate dagli abbonamenti, dai biglietti e dalle sponsorizzazioni. Pagare i debiti sarà con tutta probabilità una chimera. Quindi prima o poi il malato grave, allettato e con l’ossigeno, avrà bisogno dell’ultimo atto d’amore. Magari della stessa persona che ha iniziato il percorso per tenere ancora in vita la Scandone.

Da giornalisti prima e da tifosi poi, chiediamo chiarezza e trasparenza massima. Non vogliamo essere avvisati il giorno del funerale. Vogliamo avere la possibilità di piangere, di maturare questo lutto. Magari continuando ad applaudire la nostra Scandone fino al termine del campionato e rivedendo il palazzetto gremito per l’ultimo saluto. Ma se dovrà essere così, concediamole la pietà che si riserva ad una mamma che ci ha abbracciato per tanti anni della nostra vita. Senza farla soffrire più del dovuto. Perché staccare la spina è anch’esso un atto d’amore, forse ancora più forte di quello fatto per salvarla.