L’Olympiacos perde 99-94 dopo due supplementari sul campo dello Žalgiris Kaunas, al termine di una partita che avrebbe potuto vincere almeno quattro volte. È una sconfitta che fa male per il modo in cui è maturata, non per ciò che racconta sul valore reale della squadra. Senza il miglior giocatore per valutazione dell’intera Eurolega e senza il centro che ha retto l’area per tutta la stagione, l’Olympiacos ha comunque controllato per lunghi tratti una delle arene più calde d’Europa. Questo dato, prima ancora degli errori finali, merita di essere messo in cima all’analisi. L’Olympiacos scende così a 18-10 in classifica, restando comunque pienamente in corsa per il vantaggio del fattore campo.

Le assenze dell’Olympiacos pesano, ma non spiegano tutto

Giocare senza Sasha Vezenkov e senza Nikola Milutinov significa togliere a qualsiasi squadra d’Europa due riferimenti offensivi e strutturali. Ma nel basket moderno, con roster profondi e budget importanti, non può essere l’unica chiave di lettura. L’Olympiacos è andato a Kaunas per competere, non per trovare alibi. E per trenta minuti ha dato l’impressione di avere la partita in mano. Il +11 a inizio quarto periodo aveva gelato la Zalgirio Arena. Il 51-62 firmato da Fournier in apertura di ultima frazione sembrava aver messo il controllo definitivo nelle mani dei greci. In quel momento il match sembrava indirizzato. Poi, in due minuti, tutto è cambiato.

Il parziale sfavorevole all’Olympiacos che ha riaperto tutto

Tre rimbalzi offensivi concessi, un errore di lettura, un paio di possessi gestiti male: il Ĺ˝algiris ha firmato un 10-0 interamente “rosso” per responsabilitĂ . Da quel momento l’inerzia è passata dall’altra parte, l’ansia ha iniziato a pesare e la partita è diventata una questione di dettagli. Eppure, anche dopo aver dilapidato il vantaggio, l’Olympiacos ha avuto altre occasioni per chiudere. Un lay-up mancato di Thomas Walkup sul +3 che avrebbe significato +5. Un possesso finale in cui Evan Fournier poteva forse cercare la scarico invece della soluzione forzata. Un tiro forzato di Tyler Dorsey nei supplementari con poco tempo a disposizione. In partite cosĂŹ, un singolo possesso cambia la narrazione. Con un tiro dentro si parla di impresa senza due superstar. Con un tiro fuori si parla di crisi. La veritĂ  sta nel mezzo.

Quando il gioco si spezza

Il problema più evidente negli ultimi quindici minuti non è stato tecnico, ma identitario. L’Olympiacos ha smesso di giocare il suo basket fatto di letture, passaggi e collaborazione offensiva, finendo dentro una versione di hero ball che non gli appartiene. Le percentuali raccontano solo una parte della storia. Il dato però è significativo: 9/30 da tre complessivo, con 6/20 tra secondo tempo e supplementari. Fournier ha chiuso con 5/9, il resto della squadra ha tirato 4/21 nei momenti decisivi. Nel secondo tempo e nei supplementari il tiro da tre è crollato, ma ancora più evidente è stata la perdita di fluidità. Troppi palleggi, poche soluzioni interne, attacco meno connesso. Anche alcune scelte di quintetto, con assetti piccoli e soluzioni d’emergenza nel ruolo di “4”, non hanno prodotto benefici né difensivi né offensivi. Sono decisioni che si giudicano a posteriori, ma che in quel frangente hanno inciso sulla continuità della squadra. Fournier ha giocato una partita di livello assoluto. Trentadue punti, nove rimbalzi, personalità e responsabilità. Ha sbagliato, sì. Ha forzato, a tratti. Ma è stato il motore emotivo e tecnico della squadra.

Alec Peters ha vissuto invece una delle serate piÚ difficili della stagione. Tiri aperti che normalmente segna a occhi chiusi sono rimasti sul ferro. Fa parte del gioco. Il problema non è la singola notte negativa, ma il peso che assume quando la squadra è priva del suo riferimento principale nel ruolo. Ottima invece la prova di Tyrique Jones, dominante per energia, letture e presenza fisica. In 25 minuti ha chiuso con 14 punti, 7 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e 1 stoppata, imponendosi finchÊ le energie lo hanno sostenuto. È forse la notizia piÚ incoraggiante della serata.

I meriti lituani e la prospettiva stagionale

Va detto chiaramente: il Žalgiris non ha vinto solo per gli errori altrui. Ha avuto più lucidità nel finale, meno palle perse nel secondo tempo e ha colpito con precisione nei momenti chiave. Ha sfruttato le debolezze create dalle rotazioni corte e ha saputo ribaltare l’inerzia con maturità. In una gara da dettagli, ha avuto più sangue freddo. L’Olympiacos esce da Kaunas con una sconfitta che brucia, ma anche con la conferma di avere struttura, profondità e identità. È una squadra stanca fisicamente e mentalmente dopo settimane intense e una finale persa di coppa pochi giorni prima. È una squadra che ha ancora margine, e che con il rientro di Vezenkov può ritrovare equilibrio. Non ha giocato al suo livello negli ultimi minuti. Non ha gestito con freddezza alcuni possessi chiave. Ma non ha nemmeno mostrato segnali di smarrimento strutturale. La differenza tra una grande squadra e una squadra normale sta nella reazione successiva. La stagione non si decide dalla trasferta lituana. Ma da Kaunas si può imparare molto. Il calendario ora propone giorni preziosi di lavoro e il derby che può ridare inerzia emotiva al gruppo. Con il rientro annunciato di Vezenkov e la possibile disponibilità di Milutinov, l’Olympiacos avrà subito l’occasione di trasformare questa lezione in reazione.