
A poco meno di una settimana dalla brillante prestazione della Scandone contro la San Paolo Ostiense, abbiamo ancora negli occhi i festeggiamenti per il venticinquesimo anno dalla promozione in serie A1 di cui parleremo diffusamente nei prossimi giorni (anche per alcuni risvolti polemici che osiamo definire considerevoli).
Intanto, però, ci sembra doveroso soffermarci sulla partita e soprattutto su chi è riuscito, in quella partita, ad essere uomo chiave. Parliamo di Andrea Iannicelli.
Durante il riscaldamento, a bordo campo, osserviamo attentamente i giocatori. E’ una nostra abitudine consolidata da quando in campo c’erano proprio i vari Capone, Mastroianni, Maggioli. Arrivare al palazzetto un’ora prima dalla palla a due è sempre stata la parte più affascinante di una partita di basket.
Vedi i giocatori prendere confidenza col canestro, col parquet, con la palla. Sabato sera Iannicelli infila 5 o 6 sdeng consecutivi dalla lunga. Proprio sotto i nostri occhi. Capita raramente e quindi un pensiero ci passa veloce per la testa. Sarà la partita di Iannicelli che, in qualche maniera, è l’anello di congiunzione tra la Scandone della gloria e quella che attualmente cerca di risalire laddove meriterebbe di stare.
E infatti la sua prestazione conferma la nostra sensazione. C’è chi riempie il tabellino e chi, oltre a farlo, dà un senso alla partita. Contro l’Ostiense, Andrea Iannicelli ha fatto entrambe le cose, firmando una prestazione solida, matura e tremendamente incisiva per il successo della Scandone sotto gli occhi di chi, quei colori, li ha indossati quando l’epica è diventata mitologia.
I numeri raccontano già molto: 17 punti in 29 minuti, con un’efficienza che fa rumore. 1/1 da due, 5/10 da tre punti (50%), zero forzature e una presenza costante nei momenti chiave del match. Quando c’era da colpire, Iannicelli non ha esitato; quando c’era da gestire, ha fatto la scelta giusta.
Ma il dato che più di tutti fotografa il suo impatto è quel +19 di plus/minus: con lui in campo la squadra ha preso il largo, trovando equilibrio, ritmo e fiducia. Non solo punti, dunque, ma basket completo: 3 falli subiti, 2 assist, disponibilità al sacrificio difensivo (per quanto l’età lo permetta, permetteteci una battuta) e la capacità di muovere veloce la palla per aprire il campo ai compagni.
In una serata offensivamente scintillante del collettivo – con Ragusa dominante nel pitturato e Beck micidiale dall’arco – Iannicelli si è ritagliato uno spazio da protagonista silenzioso ma decisivo. Le sue triple hanno spezzato l’inerzia dell’Ostiense, dando ossigeno e slancio a una squadra che ha saputo poi controllare il match.
È la classica prestazione che non nasce dal caso, ma dalla consapevolezza dei propri mezzi. Iannicelli gioca con personalità, legge il gioco, si prende responsabilità senza mai uscire dal sistema di coach Titto Carone. E quando il pallone scotta, non si tira indietro.
Contro l’Ostiense è arrivata una conferma importante: Andrea Iannicelli non è solo un’arma offensiva, ma un uomo chiave negli equilibri della squadra, dentro e fuori dal campo. Uno di quelli che, partita dopo partita, stanno dimostrando di poter fare la differenza quando il livello si alza. E il campionato, intanto, prende nota.
Questi sono gli uomini che hanno fatto e faranno grande la Scandone. È, prima di tutto, una presenza, una di quelle figure che danno valore a uno spogliatoio e identità a una squadra. Ci sono responsabilità da assumersi? Iannicelli c’è. Sempre.
Nel modo in cui vive il campo, si leggono rispetto, umiltà e senso di responsabilità. Andrea non cerca mai la luce dei riflettori: arriva, lavora in silenzio, ascolta, si mette a disposizione. È il tipo di giocatore che accetta ogni ruolo con la stessa serietà, che sia protagonista o collante, perché per lui viene sempre prima il bene del gruppo.
Con i compagni è affidabile, uno su cui puoi contare nei momenti semplici e soprattutto in quelli difficili. Incoraggia, parla tanto o poco ma quando lo fa pesa, dà l’esempio con l’atteggiamento. Non si tira indietro davanti alla fatica, non scarica mai responsabilità, non smette di competere neanche quando le cose non girano.
Da cestista, Andrea Iannicelli ha talento e personalità. Da uomo, ha qualcosa di ancora più raro: credibilità. Quella che nasce dalla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, tra l’impegno quotidiano e il comportamento nei momenti di pressione. È un leader che non ha bisogno di alzare la voce, perché parla attraverso il lavoro e il rispetto delle regole del gioco e della vita.
In un mondo sportivo che spesso premia l’apparenza, Iannicelli rappresenta l’essenza più pura del basket: sacrificio, appartenenza, spirito di squadra. Ed è per questo che, oltre ai punti e alle vittorie, lascia un segno profondo anche fuori dal tabellino, là dove si costruiscono i veri valori di una squadra. E la nostra speranza è che oggi, come da ragazzo allora, porti i colori biancoverdi là, dove tutti gli appassionati di basket desiderano.