La decisione dell’Unicusano Avellino Basket di sollevare Maurizio Buscaglia dall’incarico è arrivata puntuale come un temporale annunciato: tutti lo prevedevano, nessuno ha fatto nulla per evitarlo. E ora, come spesso accade, si fa passare il cambio in panchina come la soluzione magica, l’atto risolutivo che dovrebbe cancellare mesi di scelte discutibili e una gestione tecnica che definire “confusa” è un eufemismo.

È troppo facile scaricare tutto sul coach uscente. Buscaglia avrà certamente le sue responsabilità — risultati, dinamiche interne, approccio tattico — ma davvero crediamo che il problema finisca lì? Davvero possiamo accettare la narrazione semplicistica secondo cui basta cambiare l’allenatore per sistemare una stagione nata storta e gestita peggio?

La verità, per quanto scomoda, è che chi oggi prende la decisione di mandare via Buscaglia è lo stesso che lo ha voluto, presentato, sostenuto (almeno a parole) e poi progressivamente lasciato scivolare verso il baratro. Le colpe non sono mai di uno solo. Se un progetto fallisce, fallisce l’intero sistema che lo ha pensato, costruito e supervisionato.

Buscaglia

E allora sì, benvenuto coach Di Carlo, professionista serio e preparato, con un curriculum rispettabile. Ma non si cada nell’illusione che basti cambiare la faccia in panchina per riscrivere la storia di questi mesi. Perché se è vero che l’allenatore è il più esposto, è altrettanto vero che chi sta sopra — dirigenti, responsabili tecnici — ha il dovere di assumersi la propria parte di responsabilità.

Perché senza una presa di coscienza reale, l’unica cosa che cambierà sarà il nome sulla lavagnetta. E niente più.

Nuovi innesti in arrivo?

Dopo un’estate passata a raccontarci che la squadra era stata costruita per ambire ai playoff e a un ruolo da protagonista, sono bastate le prime piogge per annacquare le velleità di Avellino Basket.

Squadra costruita con uno squilibrio verso il reparto esterni giocandosi la carta usato sicuro (non garantito) per quanto riguarda i lunghi.

Ora Di Carlo (o chi per lui) si troverà di fronte a scelte difficili. Continuare con questi uomini, magari chiedendo un ulteriore innesto nel ruolo di pivot oppure stravolgere la squadra tagliando in corsa un americano (gestito male fino ad oggi, ma dalle indubbie qualità tecniche) scommettendo sul riuscire a trovarne uno con un impatto migliore sul campionato?

Chi vivrà vedrà. C’è da dire, però, che coloro che a settembre criticavano alcune scelte e passavano per quelli che remavano contro, forse, vedevano solamente più lontano di alcuni ronzini coi paraocchi obnubilati dalle promesse fatte e all’attualità non mantenute.