
C’è modo e modo di perdere. E poi c’è la sconfitta dell’Unicusano Avellino contro Mestre: un manuale di come gettare al vento una gara alla portata, traditi dalle proprie disattenzioni e – numeri alla mano – da un atteggiamento che definire arrendevole è quasi un complimento.
Il 75–79 finale racconta solo una parte della storia. L’altra, quella che emerge dai tabellini, grida qualcosa di ben più serio: una Avellino discontinua, confusa, capace di accendersi a intermittenza e incapace di dare continuità ai pochi lampi individuali.
Quando il problema non è segnare, ma capire cosa fare
Guardiamo i numeri: Avellino tira 19/34 da due, 8/27 da tre. Percentuali non sufficienti per vincere una partita di questo livello. Il problema? La squadra non costruisce vantaggi, li subisce.
Mussini e Chandler provano a tenere in piedi la baracca – 14 punti il primo, 18 il secondo – ma sembra di vedere due giocatori che giocano un altro sport rispetto al resto del gruppo. Lewis segna 10 punti, sì, ma il suo 6 di plus/minus racconta chi realmente ha comandato il ritmo quando era in campo. E se Pini chiude con 0 punti e un desolante -1 di valutazione con soli 4 minuti di utilizzo, qualcosa vorrà pur dire.
Cicchetti è uno dei pochi a metterci energia (5 punti, 4 rimbalzi), ma anche lui affonda con i compagni. Insomma: nessuno è davvero riuscito a invertire la tendenza quando Mestre ha alzato la fisicità .
Mestre fa il suo, ma è Avellino che gliela consegna
Mestre non incanta, ma è efficace. Aromando (16 punti), Ivan Alipiev (22) e compagni non fanno nulla di straordinario: semplicemente giocano un buon basket. Segnano 24/43 da due, limitano gli errori quando conta, e soprattutto dominano mentalmente la partita quando Avellino decide di spegnersi, come troppo spesso succede.
Il dato che brucia? Avellino raccoglie quasi gli stessi rimbalzi degli avversari (32 contro 37), ma Mestre li trasforma in punti pesanti, mentre l’Unicusano li usa per ripartire con un’altra azione confusa.
Una sconfitta che pesa piĂą del -4
La valutazione complessiva (87) non basta a mascherare quello che si è visto: la squadra non ha un’identità stabile. C’è talento sparso, certo, ma manca quella colla tecnica ed emotiva che gli avversari, anche meno quotati, riescono invece a esibire.
Questa non è una semplice battuta d’arresto: è una sveglia suonata fortissimo. Mestre non ha rubato nulla: ha approfittato di un Avellino che si è arreso al primo urto, che ha smesso di difendere nei momenti chiave, che ha perso lucidità quando serviva tenere la testa alta.
Serve una svolta, subito
I numeri parlano chiaro: le individualità non bastano. Senza una struttura, senza un’identità , senza una guida precisa nei momenti caldi, ogni partita diventa un terno al lotto. E la classifica non aspetta.
Se questa squadra vuole davvero aspirare a qualcosa, deve iniziare a dimostrarlo. Non a tratti, non quando viene facile, non solo quando qualcuno trova la serata giusta al tiro. Sempre.
Perché sconfitte come questa, più che ferire, rischiano di definire una stagione. E Avellino deve decidere in fretta se vuole esserne vittima o protagonista.