Futuro NBA

L’esempio dell’NBA, reciclatasi con spettatori finti sugli spalti e rinchiusi i giocatori nella bolla di Orlando per disputare play-off e finals è in nostro punto di partenza. Lo spettacolo è sempre stato sul campo al di là dell’oceano. In passato è stato così, oggi è così. Il futuro non potrà essere diverso.

Rivalità tra tifoserie praticamente ridotto a zero (anche quando si parla di derby cittadini). O meglio. Il concetto di rivalità nel basket d’oltre oceano è leggermente differente da quello europeo. Inconcepibile vedere scene, anche solo di tifo, come quello dei campi di Serbia o Grecia (e nel nostro piccolo, quando giocano Virtus e Fortitudo). Anzi, togliere il pubblico all’NBA significa evitare il suono fastidioso delle vuvuzela o quello col cartello simpatico con la scritta de-fence e il disegno di uno steccato. Ma soprattutto significa evitare per il futuro che gente come Lapo rovini un possesso fondamentale per decidere le sorti di una partita.

E qui in Italia? Il campionato della massima serie è ripartito tra tantissime perplessità. Sassari rimborsa gran parte degli abbonamenti. Il distanziamento non consente di riempire il Palaserradimigni come siamo abituati a vedere negli ultimi lustri. Negli altri palazzetti si farà di necessità virtù, anche in attesa di capire quale sarà l’evoluzione della pandemia. Sottovoce e senza pensare di dire eresie, vorremmo chiedere quale sia la differenza dello stare seduti in un autobus uno vicino all’altro e il vedere la partita uno accanto all’altro. Se il pericolo c’è, c’è sia in autobus che al palazzetto. Le regole dovrebbero valere ovunque. Un contagio su un autobus non è più accettabile di uno al palazzetto. Un morto causato dal primo e un morto causato dal secondo vanno entrambi sepolti allo stesso modo. Il finale è sempre quello.

Da parte nostra avanziamo seri dubbi sulla possibilità di vedere un campionato giocato a porte chiuse (per ora eventualità esclusa). La soluzione migliore ci sembra quella adottata in questi giorni. Diminuire i posti disponibili, creare un distanziamento che consenta in tutta sicurezza di guardare l’evento. E magari prevedere una turnazione dei tifosi laddove non sia possibile fare altrimenti (la cosa ci fa rabbrividire ma tant’è). Però quello che vale per il basket, e lo ribadiamo di nuovo, deve valere per tutti.

Si chiede uno sforzo economico, giustissimo tra l’altro, alle società? Bene. Potrebbero sforzarsi ugualmente i servizi pubblici di trasporto o i concessionari. Se il focus è “tuteliamo la salute” essa va tutelata ovunque, in strada come in treno, a scuola come in ufficio, al palazzetto come in spiaggia. Non si può far passare l’idea che ci siano attività sacrificabili. Non si può far passare l’idea che i contagi siano più o meno accettabili a seconda di dove avvengano. Nè oggi né in futuro.