Milutinov e Vezenkov trascinano i Biancorossi in una serata storta al tiro, ma perfetta in difesa. Bartzokas: “Troppa pressione, dobbiamo giocare solo il nostro basket”.

Ci sono partite che non fanno innamorare e che non rappresentano lo spettacolo e il divertimento che l’Eurolega sta cercando affanosamente di raggiungere, sulla scia del NBA, ma che raccontano cosa significa essere una squadra vera. L’Olympiacos ne ha appena giocata una: 62–58 sull’Hapoel Tel Aviv, un risultato che vale molto più del punteggio. In una notte in cui nulla funzionava in attacco e il pallone sembrava respinto dal ferro, i greci hanno risposto con il loro marchio di fabbrica: difesa, sacrificio e sangue freddo. Solo 48 ore dopo l’estenuante battaglia con il Monaco, la squadra di Georgios Bartzokas è tornata sul parquet dello Stadio della Pace e dell’Amicizia per un’altra guerra di nervi. Ne è uscita stremata ma vincente, confermandosi al quarto posto in EuroLeague con un record di 5–3, e — forse — ritrovando la propria identità.

Un match di pura follia

È stata una partita di basket mediocre, ma di grande intensità ed agonismo, con errori, nervosismo e ritmo spezzato. L’Hapoel, reduce da un ottimo avvio di stagione (6–1), ha colpito subito in transizione — 7 punti nei primi cinque minuti — mentre l’Olympiacos faticava a trovare fluidità. Poi, però, Tyler Dorsey ha acceso la miccia con 8 punti consecutivi per un parziale di 9–0, ribaltato subito da un identico 9–0 israeliano: 18–21 dopo il primo quarto, e la sensazione che sarebbe stata una lunga notte. Nel secondo periodo Bartzokas ha cercato energia dalla panchina con Hall e Peters, ma l’Hapoel ha toccato anche il +10 (22–32). Lì è arrivata la reazione del Pireo: un mini-break firmato Fournier e Milutinov ha riaperto la gara (33–39 all’intervallo), pur con percentuali da incubo (5/22 da tre nei primi 20 minuti).

La svolta difensiva del terzo quarto

Dopo la pausa, la partita è diventata quasi surreale. L’Hapoel ha segnato solo 4 punti in dieci
minuti, commettendo 5 palle perse: un’anomalia a questo livello. L’Olympiacos, pur sbagliando altrettanto in attacco, ha costruito la propria rimonta sulla difesa, dominando a rimbalzo e togliendo ritmo agli esterni israeliani. Walkup, in particolare, ha limitato Vasilije Micic, la stella della squadra israeliana, mentre Hall ha garantito energia e verticalità. Alla fine della terza frazione, il tabellone segnava 44–43 per i padroni di casa. Il SEF esplodeva come se fosse un colpo da titolo, e da quel momento l’inerzia non è più cambiata.

Finale da thriller: la mano di Bartzokas e il sangue freddo di Vezenkov

Nel quarto periodo, Hall ha firmato il +5 con una schiacciata (48–43), poi Peters ha infilato una
tripla pesantissima per il 55–52 a tre minuti dalla fine. L’Hapoel, però, non ha mollato: Micic ha
segnato due canestri di pura classe per il 58–58, e tutto sembrava rimettersi in discussione. Timeout Bartzokas. Ed è lì che il coach greco ha disegnato lo schema perfetto: cinque giocatori in movimento, palla a Fournier in punta e Milutinov posizionato magistralmente sotto canestro. Spazi aperti, niente aiuti possibili, e canestro facile del serbo per il 60–58. Nel possesso successivo, Vezenkov ha chiuso la partita dalla lunetta (5/5 ai liberi), sigillando un successo “sporco” ma pesantissimo.

Le cifre della partita

Statistiche chiaveOlympiacosHapoel Tel Aviv
Tiri da 216/33 (48%)15/31 (48%)
Tiri da 37/31 (22%)7/29 (24%)
Tiri liberi9/10 (90%)7/9 (78%)
Rimbalzi totali44 (13 off.)34 (7 off.)
Assist / Palle perse16 / 1612 / 14
Punti da seconda opportunità133
Punti in transizione711

I numeri spiegano bene la partita: percentuali da brivido, ma dominio fisico e mentale dell’Olympiacos. La differenza l’hanno fatta i rimbalzi offensivi (13–7) e la capacità di restare
lucidi nei momenti chiave, dopo una notte di errori e tensione.

I protagonisti

Nikola Milutinov è stato il faro nel caos: 10 punti, 13 rimbalzi, 3 recuperi, leadership silenziosa e il canestro del sorpasso. Sasha Vezenkov, 14 punti in 24 minuti, ha ritrovato la sua freddezza nei momenti decisivi e ha chiuso il match dalla lunetta. Walkup (3 punti, 5 assist, 4 rimbalzi) ha difeso da leader seguendo come un ombra Micic, strappando due palloni fondamentali nel finale. Fournier, pur con un disastroso 1/11 al tiro, è rimasto in campo per 33 minuti . Inoltre ha fornito pure 5 assist, tra cui quello decisivo per il canestro-vittoria di Milutinov. Dorsey (11 punti, 3 triple) ha dato l’avvio al recupero, mentre Hall (6 punti, 6 rimbalzi) e Ward hanno aggiunto muscoli e grinta.

Le parole dei due allenatori

Georgios Bartzokas (Olympiacos)

Nel post-partita, il tecnico biancorosso ha voluto spostare l’attenzione dall’aspetto tecnico a quello mentale, con un discorso di grande lucidità:

Non abbiamo cambiato nulla nella tattica nel secondo tempo. All’intervallo ho detto ai miei giocatori di calmarsi. Credo che siamo sotto troppa pressione, eppure è ancora ottobre. Abbiamo davanti tutta la stagione: dobbiamo rilassarci, non c’è motivo di portare così tanto peso sulle spalle.” “Ho chiesto soltanto pazienza: se avessimo eseguito con calma, avremmo trovato la via per vincere. Dovevamo tornare alle nostre basi difensive. L’Hapoel è la seconda miglior squadra d’attacco in EuroLeague, ma le abbiamo concesso solo 58 punti, 19 nel secondo tempo. È un grande risultato.” “Sì, abbiamo tirato male e commesso 16 palle perse — alcune assurde, da far impazzire. Ma ciò che conta, in questo momento, è vincere. Non importa se segni 90 o 50 punti: devi trovare un modo per portarla a casa. Questa vittoria ci deve insegnare molto, ma anche farci capire che ogni successo in EuroLeague va apprezzato.

Dimitris Itoudis (Hapoel Tel Aviv)

Il coach greco dell’Hapoel, tornato in patria da avversario, ha analizzato con equilibrio la sconfitta dei suoi:

Voglio congratularmi con l’Olympiacos per la vittoria, ma anche con la mia squadra per la battaglia che ha dato, in un ambiente difficile e contro un avversario costruito nel tempo. Ci siamo presentati da pari a pari, abbiamo condotto a tratti e portato la partita dove volevamo. Abbiamo anche raggiunto la doppia cifra di vantaggio, ma poi l’Olympiacos ha inserito il suo quintetto difensivo e ci ha frenato. Il terzo quarto ci è costato, abbiamo segnato solo quattro punti, anche per la loro ottima difesa e per i nostri errori su tiri aperti e lay-up. Nonostante ciò, siamo rimasti in partita fino alla fine, con una buona trappola su Vezenkov e il tentativo di challenge su un possesso dubbio. È stato un buon test per noi: un’esperienza che ci farà crescere. Certo, in una settimana con tante trasferte e partite ravvicinate la stanchezza si fa sentire, ma questo fa parte del gioco. Sono felice della scelta di Micic di unirsi a noi: ha creduto nel nostro progetto e ha già dimostrato di poter essere un punto di riferimento.

Una lettura lucida e sportiva, che rende giustizia all’equilibrio del match: due squadre esauste, ma pronte a lottare fino all’ultimo pallone.

Cifre e cambi di rotta: dal perimetro all’area

Un dettaglio passato inosservato ma fondamentale: nel primo tempo l’Olympiacos ha tirato 22
volte da tre e solo 12 da due. Nel secondo, l’inverso: 19 tiri da due e solo 9 da tre. Un cambiamento radicale, voluto dal coach e accettato dai giocatori, che ha spostato l’inerzia del match. Quando il tiro da fuori non entra, bisogna attaccare il ferro — e l’Olympiacos lo ha capito in tempo.

Milutinov e Hall: i pilastri silenziosi del successo

Quando l’attacco si inceppa, ci si aggrappa ai fondamentali. E qui l’Olympiacos ha trovato due certezze sotto canestro: Nikola Milutinov e Dante Hall, che hanno firmato una prova monumentale su entrambi i lati del campo. Milutinov ha dominato l’area, chiudendo con 10 punti, 12 rimbalzi e l’azione simbolo del match: il canestro del 60-58, frutto di un’esecuzione perfetta su schema disegnato da Bartzokas nel timeout. Una palla in post basso, spaziature impeccabili e il serbo che “blocca” l’avversario e segna da sotto: la quintessenza del basket semplice e intelligente. Hall, sempre più in crescita, ha aggiunto energia, difesa e atletismo. È stato presente a rimbalzo, ha sporcato linee di passaggio e contribuito anche in attacco con la sua capacità di giocare “sopra il ferro”. Insieme, i due lunghi hanno incarnato il cuore fisico della squadra, restituendo quell’impronta interna che l’Olympiacos aveva smarrito nelle prime giornate.

Playmaker sotto esame: Walkup guida, Ntilikina si cerca

Il dibattito più acceso della serata ha riguardato la coppia di playmaker. Thomas Walkup e Frank Ntilikina non sono registi da 15 punti a partita, ma il loro valore non si misura nel tabellino. Eppure la differenza tra i due si è vista. Walkup, pur tirando 1/4, ha chiuso con 4 rimbalzi, 5 assist e una sola palla persa, oltre a due difese decisive nel finale su Blakeney e il fallo in atto conquistato su Micic. Il suo equilibrio e la sua leadership silenziosa hanno dato ossigeno alla squadra. Ntilikina invece ha vissuto una serata difficile: 0 assist, 4 palle perse, 1 rimbalzo e poca lucidità nelle scelte. Le sue qualità difensive si sono viste a tratti, ma in attacco il francese è apparso incerto, forzando tiri che il suo avversario lo invitava a prendersi. Bartzokas lo sa: Ntilikina non è stato preso per segnare, ma per costruire. Ora serve ritrovare fiducia e ritmo.

Fournier: una brutta notte che diventa un messaggio di fiducia

Evan Fournier ha vissuto una delle sue peggiori serate al tiro (1/11), ma Bartzokas lo ha tenuto in campo per 33 minuti. Non per ostinazione, ma per fiducia. Il coach greco ha voluto dirgli: “ti tengo dentro anche quando sbagli, perché so che sei la mia guida”. E Fournier ha risposto non con i punti, ma con il cuore: l’assist per il canestro di Milutinov e la tuffata finale per recuperare un pallone fondamentale hanno pesato quanto un ventello. Il francese è ancora frenato da un fastidio alla caviglia, ma la leadership resta intatta. Due partite buone basteranno per sbloccarlo, e forse il campionato greco potrà aiutarlo a ritrovare ritmo e fiducia.

Una vittoria sporca e sofferta, ma fondamentale

Il 62–58 sul tabellone non resterà nella storia per il suo spettacolo, ma per ciò che rappresenta: la rinascita della difesa del Pireo. I greci arrivavano da un inizio di stagione incerto e da una deludente sconfitta interna, e rischiavano di chiudere la “diabolica settimana” di Eurolega con due KO consecutivi — un evento mai successo nella loro storia recente. Invece, pur giocando male in attacco, hanno risposto con ciò che li ha resi grandi: compattezza, sacrificio e una difesa d’acciaio. L’Hapoel, al contrario, paga una serata di scarsa lucidità e di tiri forzati, a causa della pressione costante dei greci, ma resta una squadra solida e ben costruita.

Conclusione

L’Olympiacos non ha brillato, non ha incantato, ma ha vinto come le grandi squadre sanno fare:
sporcandosi le mani e restando fedele a se stessi. In un’Eurolega così equilibrata, queste sono le vittorie che costruiscono le stagioni. “Ci sono partite che non ti diverti a guardare,” ha detto Bartzokas, “ma che cambiano il corso dell’anno. Questa è una di quelle.” E forse, quando si parlerà della stagione 2025 dell’Olympiacos, questo 62–58 sudato, nervoso e meritatissimo verrà ricordato come il momento in cui i biancorossi hanno ricominciato davvero a essere se stessi. L’Olympiacos ha ritrovato il proprio spirito, la propria durezza, e un’identità difensiva che lo ha reso grande negli ultimi anni. L’Hapoel ha pagato la serata nera al tiro, ma resta una squadra pericolosa e ben allenata. Per i biancorossi, novembre offre un calendario favorevole: cinque partite e solo due trasferte. Un’occasione per allenarsi, ritrovare continuità e prepararsi alla vera scalata. Perché, come recita un vecchio adagio del basket greco: “Ci sono vittorie che non fanno rumore, ma che cambiano il suono della stagione.