
La Fortitudo si prende gara uno e manda subito un messaggio forte alla serie. Al PalaDozza finisce con la vittoria di Bologna contro Unicusano Avellino, al termine di una partita indirizzata soprattutto da un secondo quarto che ha cambiato completamente l’inerzia del match. Inutile sottolineare che le assenze di Mussini e Dell’Agnello sono macigni sulle velleità di vittoria di coach Di Carlo.
Quei dannati sei minuti di digiuno offensivo
Il momento decisivo arriva tra il primo e il sesto minuto del secondo quarto di gioco: Avellino si spegne improvvisamente in attacco, resta senza trovare il canestro, sbanda in attacco ma anche in difesa e la Fortitudo ne approfitta con la lucidità delle squadre esperte. Bologna alza il ritmo, difende con aggressività e costruisce quel vantaggio che poi risulterà determinante fino alla sirena finale.
La sensazione, per larghi tratti della gara, è stata quella di una Fortitudo superiore sia dal punto di vista fisico che tecnico. I biancoblù sono sembrati concentrati, intensi e sempre dentro la partita, capaci di controllare i momenti chiave senza mai perdere ordine. Quando Bologna ha accelerato, Avellino ha faticato a reggere l’urto. Ultimi due quarti in completo controllo e partita praticamente senza storia.
I protagonisti del match Fortitudo Bologna – Avellino
Tra i protagonisti della serata va sottolineata la prova di Sorokas, ancora una volta tra i più in forma della Fortitudo. Energia, presenza sui due lati del campo e canestri pesanti: il suo impatto è stato fondamentale per scavare il solco nel momento più delicato della partita.
Dall’altra parte, invece, Blake Francis ha provato a tenere viva Avellino. Ha lottato in difesa e in attacco. Il talento offensivo dell’esterno irpino è emerso soprattutto nei momenti più complicati, quando la squadra aveva bisogno di qualcuno capace di prendersi responsabilità e creare punti dal nulla. Sue, ad esempio, le due triple all’inizio del terzo quarto per provare a ricucire lo strappo. La prestazione dell’americano è una delle note positive da cui ripartire.
Le prospettive per gara 2
Il problema più grave emerso stasera, oltre al lungo passaggio a vuoto offensivo, è stata la poca propensione al rimbalzo dei lunghi biancoverdi. Tale carenza, sottolineata spesso durante la stagione regolare, continua ad essere il tallone d’Achille di una squadra per il resto ben costruita. Per Avellino, però, non tutto è perduto. È soltanto gara 1 e una serie playoff si costruisce nel tempo, aggiustamento dopo aggiustamento. Servirà certamente una risposta diversa dal punto di vista offensivo e mentale, soprattutto nei momenti in cui Bologna aumenta la pressione, ma la sensazione è che ci siano ancora margini per rientrare pienamente nella serie.
La Fortitudo parte avanti, con merito, nella serie ma la strada verso il passaggio del turno è ancora lunga. Gara due sabato ore 20.30, sempre in casa del felsinei.