
Ventiquattro ore dopo, resta negli occhi la fotografia di una squadra che non ha mai smesso di crederci. Avellino Basket ha espugnato il Flaminio di Rimini con un incredibile 73-72, ribaltando una partita che per lunghi tratti sembrava indirizzata verso la formazione di casa. Una vittoria costruita sulla resilienza, sulla capacità di soffrire e, soprattutto, sulla lucidità mostrata quando il pallone pesava di più.
Perché è proprio questo il dato che rimane. Avellino era sotto di undici all’intervallo, 45-34, dopo aver faticato a trovare continuità offensiva. Rimini sembrava avere il controllo della gara, trascinata da un Denegri capace di chiudere con 27 punti. Eppure gli irpini non hanno mollato di un centimetro.
Il terzo quarto ha rappresentato la svolta: maggiore aggressività, più energia, una difesa capace di togliere certezze ai romagnoli e una squadra finalmente tornata a giocare con convinzione. Dal -11 Avellino è risalita fino al 56-55 di fine terzo periodo, rimettendo completamente in discussione una partita che sembrava ormai sfuggita di mano.
Finalmente Owens
E in questa rimonta c’è anche la firma di Tariq Owens.
Il lungo americano ha finalmente mostrato, con continuità, quello che può dare a questa squadra: presenza fisica, atletismo, punti e soprattutto capacità di incidere nei momenti importanti. 21 punti con 7/9 dal campo, una prestazione dominante per efficienza e concretezza.
Non è un dettaglio. Owens arrivava a Rimini non ancora al cento per cento della condizione, come aveva sottolineato coach Di Carlo alla vigilia, ma proprio per questo la sua prestazione assume un valore ancora maggiore.
Se questo è il livello che il giocatore può raggiungere una volta completato il processo di inserimento e recuperata la piena condizione fisica, Avellino potrebbe aver trovato una delle sue armi più importanti per la stagione.
Mollura, il coraggio di prendere il tiro decisivo
Poi c’è Marco Mollura. Dieci punti, otto rimbalzi e soprattutto quel tiro. A meno di quattro secondi dalla sirena, sul 72-71, Mollura si è preso la responsabilità che separa una buona squadra da una squadra capace di vincere partite pesanti. Tripla. Rete. 72-73. Rimini ha avuto ancora l’ultimo possesso, ma Denegri non ha trovato il canestro della vittoria.
È il genere di episodio che rimane nella memoria di una stagione. Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di un colpo di fortuna o di una giocata isolata. Prima di quella tripla c’erano stati trenta minuti di sofferenza, una rimonta e una squadra che aveva continuato a crederci. E anche il dato dei rimbalzi racconta qualcosa: Avellino ha chiuso con un netto 43-29 sotto i tabelloni.
Una vittoria che può cambiare la prospettiva
La domanda adesso è inevitabile: quanto può valere questa vittoria? È presto per dare sentenze, ma il colpo del Flaminio può rappresentare un vero lasciapassare. Non per vincere automaticamente qualcosa, naturalmente, ma per iniziare a pensare che questa Avellino possa puntare a un traguardo superiore rispetto alla scorsa stagione.
Perché battere Rimini a casa sua, soprattutto dopo essere stata sotto di undici punti, significa dimostrare di possedere una qualità che non si compra sul mercato: la capacità di restare dentro la partita quando tutto sembra andare nella direzione opposta. Rimini arrivava da una vittoria esterna larghissima a Montecatini e negli ultimi due anni ha sfiorato la promozione in massima serie. Non era dunque una trasferta qualsiasi, ma un banco di prova di altissimo livello.
E Avellino lo ha superato.
La strada è ancora lunghissima e coach Di Carlo lo sa bene: dopo la partita ha parlato di una vittoria che dà morale e fiducia, ma ha anche sottolineato la necessità di migliorare la qualità del gioco e la circolazione della palla. È probabilmente questo il punto più interessante. Se Avellino riesce a vincere una partita del genere mentre è ancora alla ricerca della propria identità, cosa potrà fare quando avrà raggiunto il proprio massimo livello?
La risposta, per ora, non serve darla. Basta guardare il tabellone del Flaminio: Rimini 72, Avellino 73 e soprattutto ricordare come ci è arrivata. Una rimonta. Una tripla. Un ultimo possesso difeso. E una squadra che, quando sembrava spacciata, ha semplicemente deciso di non arrendersi. Il campionato è appena iniziato. Ma ad Avellino, dopo il colpo di Rimini, è lecito cominciare a guardare un po’ più in alto.