
Scandone Avellino e Avellino Basket non hanno pensato di disputare un’amichevole nel precampionato. Un dettaglio? No, l’ennesima occasione persa per il basket irpino. Due squadre, una città, lo stesso palazzetto, migliaia di appassionati e una storia cestistica che meriterebbe ben altro tipo di collaborazione. Eppure, nel calendario della preseason di Scandone Avellino e Avellino Basket, manca quello che sarebbe dovuto essere l’appuntamento più naturale: il derby cittadino.
Non stiamo parlando di organizzare una partita ufficiale, di trovare un accordo per un trasferimento o di mettere insieme due società con interessi sportivi completamente incompatibili. Parliamo semplicemente di un’amichevole estiva. Ed è proprio questo che rende la situazione difficile da comprendere.
In un precampionato nel quale le squadre cercano avversari, minuti nelle gambe, indicazioni tecniche e soprattutto pubblico, sarebbe stato sufficiente sedersi intorno a un tavolo e trovare una data, stabilire le modalità e giocare. Una partita senza punti in palio, senza classifiche, senza tensioni agonistiche particolari. Una partita che avrebbe potuto rappresentare, invece, un momento di festa per tutta la pallacanestro avellinese. Magari un modo di riportare ai fasti di un tempo il Trofeo Vito Lepore.
E invece niente.
Le due realtà cestistiche della città non sono riuscite a pensare nemmeno a questo. È un fatto che lascia inevitabilmente perplessi. Perché al di là delle differenti storie societarie, delle diverse categorie, delle ambizioni e delle legittime strategie di ciascun club, esiste qualcosa che dovrebbe venire prima di tutto: il bene del movimento cestistico cittadino.
Un derby di preseason avrebbe portato gente al PalaDelMauro, avrebbe acceso l’entusiasmo, consentito ai tifosi di vedere all’opera le proprie squadre e, soprattutto, avrebbe dato un’immagine diversa di Avellino. Un’immagine di una città capace di valorizzare il proprio patrimonio sportivo invece di vivere le proprie realtà cestistiche come compartimenti stagni.
Non sarebbe servito essere amici. Non sarebbe servito condividere programmi, dirigenti o strategie. Sarebbe bastato collaborare per una sera. E proprio qui sta l’assurdità della vicenda: se due società non riescono a trovare un punto d’incontro nemmeno su un’amichevole, diventa inevitabile chiedersi quale sia il livello di dialogo esistente tra le due realtà.
Naturalmente, dietro una mancata partita possono esserci mille motivazioni: calendari differenti, esigenze tecniche, impegni già programmati, questioni organizzative o economiche. Tutte ragioni legittime, se realmente esistenti.
Ma il problema è anche un altro: quando manca la volontà di trovare una soluzione, il risultato finale resta quello di un’occasione sprecata. E il basket avellinese, francamente, non ne avrebbe bisogno. In una città che ha vissuto stagioni memorabili, che ha riempito il PalaDelMauro e che continua ad avere una passione cestistica tutt’altro che sopita, vedere due squadre cittadine incapaci di organizzare una semplice amichevole lascia un retrogusto amaro.
Perché il derby, anche se non ufficiale, avrebbe avuto un valore che andava ben oltre i quaranta minuti sul parquet. Avrebbe potuto essere la partita di Avellino. Quella capace di mettere insieme tifosi diversi, famiglie, giovani, vecchi appassionati e semplici curiosi. Una serata nella quale, almeno per una volta, non sarebbe stato necessario scegliere da che parte stare.
Il campo avrebbe deciso soltanto chi avrebbe segnato più punti. Fuori dal campo, invece, avrebbe vinto il basket. Peccato che questa possibilità sia rimasta soltanto sulla carta.
E forse è proprio questo l’aspetto più incomprensibile: in un momento in cui tutti parlano della necessità di far crescere il movimento, di riportare il pubblico nei palazzetti e di avvicinare nuove generazioni alla pallacanestro, Scandone e Avellino Basket non sono riuscite a fare insieme nemmeno la cosa più semplice: un’amichevole.
Non servivano grandi progetti. Non servivano proclami. Serviva soltanto una telefonata, un tavolo e un accordo. E invece, ancora una volta, il basket avellinese sembra essere riuscito a complicare anche ciò che, sulla carta, avrebbe dovuto essere semplicissimo.